ALT(R)E TERRE – CON FABIO BAIO IN ANTARTIDE, IL SESTO CONTINENTE

 

Il Cai Biella ha invitato il geologo Fabio Baio, laureato in Scienze geologiche all’Università di Milano, e con un passato di attività di speleologo per circa 15 anni presso lo Speleo Club Orobico del CAI di Bergamo.

Appuntamento giovedì 4 ottobre, ore 21, a Città Studi.

La serata  sarà l’occasione per vedere dei paesaggi in un territorio, l’Antartide, con temperature che spesso superano di molto i 40° sotto zero, distese sconfinate di ghiacci, condizioni climatiche generali praticamente proibitive per l’uomo, se si esclude lo sparuto gruppo di ricercatori che si alternano per studiare, fra le altre cose, le forme di vita possibili in un ambiente fra i più inospitali del pianeta.
Le spedizioni in Antartide non sono solo ricerca e lavoro, ma anche un po’ di trekking in un paesaggio stupendo ed incontaminato dove si possono incontrare pinguini, foche ed orche.
Anche un biellese, Franco Valcauda di Graglia, ha nel suo curriculum ben 8 stagioni in Antartide e si sta preparando a ripartire. Avremo perciò l’opportunità di conoscere sia l’esperienza del ricercatore che della persona che è di supporto tecnico.

Originario di Caprino Bergamasco, per Baio il Polo Sud è diventato, negli ultimi anni, praticamente la “seconda casa”: ci è andato sei volte, nell’ambito del Programma nazionale di ricerche nella zona che, nonostante le difficoltà economiche, il ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca ha continuato a finanziare. Sì, perché ciò che si può comprendere vivendo e sperimentando in quelle situazioni estreme schiude prospettive interessanti non solo per le cosiddette “scienze della terra” ma pure per l’astrobiologia e quindi per gli studi relativi ai pianeti fino ad ora ritenuti “privi di forme di vita”.
«L’iniziativa faceva parte del programma nazionale di ricerche in Antartide – ci ha detto Baio – ed ero da supporto ad un team di biologi dell’Università della Tuscia di Viterbo, guidati dalla ricercatrice biologa Laura Selbmann.
Non è vero che nelle aree interne del Polo Sud ci sono solo alcune comunità di pinguini, mentre muschi, licheni e alghe sono sulle rive del mare. In verità, e su questo si stanno concentrando molte delle sperimentazioni in atto, nelle aree interne si trovano i licheni criptoendolitici». Semplificando al massimo, Baio spiega: «Si tratta di licheni che, per sopravvivere, si infilano nelle porosità della roccia, andandosi a rintanare in cavità di colore chiaro, così da consentire un minimo passaggio della luce per la funzione di fotosintesi, insinuandosi fino a 1-2 centimetri al di sotto della superficie».
Il geologo aggiunge che nel periodo di permanenza tra la Dry Valley vicino alla base americana di Mcmurdo al 78° parallelo sud e la Mario Zucchelli Station a Baia di Terranova, hanno installato speciali sensori che registreranno i cambiamenti nelle superfici abitate dai licheni. E le implicazioni astrobiologiche? Ancora tutte da esplorare, ovviamente, anche se, si sbilancia Baio, «l’evidenza della tenacità dei licheni ha spinto i ricercatori a “spedire” i criptoendolitici nello spazio, dove sono stati posti per circa 18 mesi all’esterno della stazione orbitante dell’agenzia spaziale europea, senza nessuna protezione. È incredibile ma sono sopravvissuti a tutte le radiazioni ionizzanti e cosmiche: è un nuovo orizzonte che si spalanca davanti a noi».