La montagna che fu – Architettura montana dell’alta Valle del Cervo

31 ottobre – ore 17 presso Biblioteca Civica di Biella

inaugurazione mostra “La montagna che fu – Architettura montana dell’alta Valle del Cervo”
fotografie di Gianni Valz Blin scattate negli anni ’60 per gentile concessione Casa Museo dell’alta Valle del Cervo – Rosazza
apertura fino all’11 novembre – da lunedì a venerdì 8.15-18.30 sabato 10.00-16.00

Si inaugura martedì 31 alle 17:00 presso la Biblioteca Civica di Biella la mostra dedicata alle baite fotografate  negli anni 1960-64 da Gianni Valz Blin e stampate a cura di Italo Martinero per l’esposizione nell’estate del 1965 presso il Santuario di San Giovanni d’Andorno.

Le fotografie testimoniano il paziente lavoro di ricerca per documentare e lasciare ai posteri l’immagine di una “montagna che fu”. Si erano allora censiti e fotografati circa 2400 fabbricati rurali, isolati o accorparti a formare nuclei e borgate distribuiti in ben 360 siti diversi.

La mostra, che vuole fornire una testimonianza sull’operosità, competenze ed abilità costruttive delle generazioni passate, si inserisce perfettamente nel ricco calendario di eventi proposto dal Cai di Biella sotto il titolo di “Ripensare alla montagna”  per i temi che si dibatteranno il prossimo 11 novembre nel convegno presso la Fondazione Sella, a cui prenderanno parte le delegazioni internazionali di Mountain Wilderness e importanti alpinisti e uomini di cultura legati alla montagna.  (Partner strategici dell’iniziativa sono il Comune di Biella, l’Atl, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.)

Molte delle strutture presentate sono dirute. Lo stato di incuria di questi fabbricati rurali era già evidente oltre quarant’anni fa a causa dell’abbandono della montagna e della sua economia di sussistenza, un tempo praticata dalle donne per integrare il reddito famigliare e provvedere ai bisogni alimentari. La natura si è riappropriata degli spazi lasciati dal crollo delle baite e tra i sassi rimasti son cresciuti rovi e sterpaglie, mentre il bosco si è riappropriato dei pascoli.

Questa mostra non vuole essere un amarcord triste per un tempo che non ritornerà, ma offrire spunti di discussione sull’ambiente valligiano, nonché sollecitare una forte presa di coscienza sui valori, sul patrimonio e memoria delle comunità delle Terre Alte.