“30 anni di Mountain Wilderness-Ripensare alla Montagna”

Si inaugura venerdì alle 18.30 nella biblioteca di Città Studi a Biella la mostra dedicata a Gianfranco Bini, l’indimenticato fotografo e poeta degli ultimi “resistenti” della montagna, a cinque anni dalla scomparsa.
Fino all’11 novembre alcune immagini, tratte dal lavoro “Fu tempo nostro”, saranno esposte nei locali della biblioteca di Città Studi. La piccola mostra, non più di dieci scatti, sarà visitabile negli orari di apertura della biblioteca.
La mostra si inserisce nel ricco calendario di eventi proposto dal Cai di Biella e dalla Fondazione Sella per celebrare i 30 anni di Mountain Wilderness, nata in città il 31 ottobre del 1987. L’11 novembre si svolgerà infatti un convegno a cui prenderanno parte le delegazioni internazionali di Mountain Wilderness e importanti alpinisti e uomini di cultura legati alla montagna. Tra ottobre e novembre verranno inoltre inaugurate altre mostre. Partner strategici dell’iniziativa sono il Comune di Biella, l’Atl, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. 
Per la mostra dedicata a Gianfranco Bini le immagini sono state scelte dal suo allievo Giuseppe Simonetti che scrive: Lontano nel tempo, ma non nella memoria, riaffiora il racconto delle serate invernali passate nel locale più spazioso e più tiepido del quale si potesse disporre: la stalla. C’era chi intagliava il bastone o un piccolo gioco da donare, chi filava e chi raccontava storie a cavallo tra fantasia e realtà, e sovente la fantasia era raccontata con tanta convinzione da essere accettata come reale. Io, soltanto pronipote di contadini, ho visto quel mondo mentre si stava allontanando per sempre.
Mi correggo: mentre stava cambiando così tanto da sembrare una storia diversa. Andava
documentato per ricordarlo com’era prima, e per fortuna qualcuno l’ha fatto.
Ho conosciuto Gianfranco Bini mentre stava finendo uno dei libri che più l’aveva impegnato: “Solo le pietre sanno”. 
Aveva intuito il cambiamento e aveva iniziato a fotografare quella gente dopo averne conquistata l’amicizia, dopo averla vista sui pascoli mentre saliva sul gruppo del Rosa per qualche escursione e aver cominciato a frequentarla.
Tanti i nomi da ricordare, tanti amici appartenuti a quell’Attimo Fuggente che Bini, mentre ancora fotografava il grano battuto a mano o il fieno tagliato con la falce già aveva chiamato “Fu tempo nostro”.
Nacque così una mostra composta da novanta pannelli di un metro di lato, incorniciati con il
Cedro Rosso che la maestra Rosa Glarey scolpì a mano nella sua casa di Champorcher già piena di scritti, bastoni e sgabelli intagliati. Qualche volta passo a trovarla, lei c’è ancora, una dei pochi Ultimi che hanno fatto parte di quella cutura e ne conservano i segreti.
Ho accompagnato Gianfranco per quasi quarant’anni, e quel mondo, quel tempo mi sono rimasti sulla pelle.
Ricordare Lui e gli Ultimi non vuol essere malinconia, ma una finestra su di una storia appena sfumata, sul gran sentiero della nostra vita.